Laicismo e Massoneria

 di A. M.

Quando si parla di Laicismo per lo più ci si riporta con la mente da un lato alle lunghe lotte per la sovranità dello Stato e per la sua emancipazione dal potere clericale e dall'altro alla libertà di pensiero e di ricerca. Ma, in senso più generale, per Laicismo si va sempre più intendendo oggi l'aspirazione a un sistema politico-sociale che garantisca l'autonomia culturale e politica degli individui e delle organizzazioni di una società tipicamente pluralistica come quella moderna, contro ogni tentativo di imporre, attraverso lo Stato, la Chiesa o altri centri di potere o di pressione (anche economica), concezioni filosofiche, religiose o politiche proprie di particolari gruppi.

 

Questo, in via generale, per il pensiero profano. Ma per noi massoni, per noi iniziati, che cosa è veramente (o qual'è) il nostro Laicismo? E quale rapporto o legame c'è tra esso e la Massoneria?

 

Queste brevi note vogliono essere un modesto contributo all'approfondimento dell'importante problema, che ci tocca a volte tanto da vicino da impegnare la nostra stessa concezione della vita e delle sue finalità. In uno studio pubblicato su " Lumen Vitae " del 1954, un illustre fratello che si firmava F.A., nel corso delle sue considerazioni psicologiche sulla libertà, precisava che tutti i nostri processi psichici superiori affondano, consapevolmente o inconsapevolmente, le loro radici nella sfera affettiva e in quella istintiva. Nella sfera puramente istintuale ogni individuo è spinto all'appagamento diretto e completo dei suoi bisogni primari. Ma tali impulsi primordiali subiscono l'influenza di varie interferenze e vengono così a correggersi, a modificarsi, gradualmente affinandosi e indirizzandosi verso finalità superiori. Questa trasformazione di tendenze originariamente asociali in manifestazioni sociali viene chiamata in psicoanalisi " sublimazione ".

 

Quando noi diciamo, quindi, che la libertà è un diritto inalienabile e costituisce il fondamento stesso della personalità umana, noi in sostanza non facciamo altro che riconoscere che è nella natura dell'uomo desiderare la libera affermazione del proprio Io, come intellettività superiore, secondo le proprie scelte e le proprie motivazioni. Per cui, ogni limitazione non dovrebbe essere una imposizione dall'esterno, una repressione

 

che rende infelici o alienati, ma una scelta consapevole e graduale dell'individuo nel contesto di una società civile e giusta. Perciò la sublimazione, per avere effetti duraturi e valore morale, deve essere un graduale e costante progresso dell'uomo sulla via della conoscenza e del perfezionamento morale.

 

Il problema, visto a monte, consiste, essenzialmente, non solo e non tanto in una affermazione di principio (per es.: gli uomini sono liberi), ma nella ricerca di un metodo psicologico e logico atto a insegnare l'arte per essere veramente liberi, cioè capaci di sublimare gli istinti e le motivazioni puramente individuali ed egoistiche, armonizzandole con quelle degli altri, per un comune superiore interesse sociale e morale. Una libertà così intesa, in sostanza, significa autocoscienza, autodeterminazione, piena consapevolezza dei fini.

 

Quest'arte della libertà ha, come noi sappiamo, in primo luogo due strumenti di cui servirsi: il giudizio critico e la tolleranza, come espressioni della sfera intellettiva superiore. La vera cultura, quindi, critica e tollerante, educatrice delle coscienze, se è laica è anche e direi soprattutto massonica (almeno nella sostanza), in quanto ha in sé ben chiaro il problema dei fini superiori dell'uomo e si estrinseca in una rete di rapporti, che favoriscono il formarsi di libere associazioni di idee e di sentimenti, e aprono la via ad una sublimazione, che non è solo socializzazione, ma anche perfezionamento interiore. Ma se la vera cultura è laica e massonica, non tutto il Laicismo è vera cultura e non tutto il Laicismo (così come si è venuto configurando nelle sue varie espressioni, intrecciandosi con le ideologie del Liberalismo, dello stesso Modernismo, del Socialismo, del Naturalismo e dell'Ateismo), può essere accettato da noi massoni.

 

Se rileggiamo gli " Antichi Doveri " noi constatiamo subito che il massone ha il dovere di obbedire alla legge morale e, se ben comprende l'Arte, non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso.

 

Già questi due principi ci indicano chiaramente che il Laicismo massonico non potrà essere né indifferente né ateo.

 

Se a ciò aggiungiamo quanto dice il secondo comma dell'art. IV degli stessi " Antichi Doveri ", noi constatiamo che i Liberi Muratori sono di religione universale, benché di diverse nazioni e idiomi. Con ciò si riconosce e si auspica la fratellanza spirituale e l'unione ideale di tutti gli uomini al di sopra di ogni barriera naturale, politica, sociale e religiosa. Sono principi questi oggi in gran parte affermati e accettati (anche se spesso non praticati), ma essi costituivano già patrimonio della nostra istituzione quando erano da altri aborriti e condannati.

 

 

Nell'esaminare poi la Costituzione Massonica, leggiamo nell'art. i che la Massoneria intende alla elevazione morale, materiale e spirituale dell'uorno e dell'umana famiglia: con ciò si pone, in sostanza, come finalitá fondamentale quella che in precedenza abbiamo chiamato " sublimazione " e che ora potremmo chiamare " sublimazione superiore " rispetto all'altra che potremmo chiamare " socializzazione ".

 

Ma come viene raggiunta questa meta superiore? Bastano forse la

 

cultura profana, il Laicismo attuale, il consorzio civile, le istituzioni umane comuni? La Massoneria ci dice di no e noi stessi per il fatto che siamo entrati nel Tempio e in esso lavoriamo, più o meno consapevolmente, diciamo di no.

 

L'art. 2 della nostra costituzione muratoria dice testualmente: " La Comunione italiana, uniformandosi nei principi e nelle finalità a quanto la Massoneria Universale professa e si propone, propugna il principio democratico nell'ordine politico e sociale, si ispira al Trinomio Libertà-Uguaglianza-Fratellanza e si raccoglie sotto il simbolo iniziatico A.G.D.G.A.D.U.

 

Ecco allora come la Massoneria, pur professando e propugnando il principio democratico i valori del Laicismo più genuino, e ispirandosi al Trinomio (Trinomio che, sia detto per inciso, nacque nelle Logge massoniche e da queste passò alla Rivoluzione Francese), li contiene in sé e li supera, o meglio li vivifica di una luce più alta di idealità, sotto il simbolo iniziatico, che custodisce e irradia una più squisita interiorità, una maggiore forza liberatrice e sublimatrice.

 

La nostra istituzione, allora, oltre ad avere i caratteri propri di una società autenticamente laica ha una qualità fondamentale in più: è cioè anche iniziatica. E in conseguenza l'impegno di ogni massone dovrà essere duplice: iniziatico e laico. Da un lato dovrà, infatti, consistere in un costante approfondimento esoterico, in una costante ricerca interiore, come singolo e come anello della catena fraterna, come pietra per la costruzione del Tempio; e dall'altro esso dovrà consistere in una costante presenza culturale, sociale e civile nel mondo profano, per contribuire alla elevazione materiale, morale e spirituale della umana famiglia.

 

Impegni difficili ma necessari se vogliamo tener fede al nostro giuramento iniziatico.

 

(Tratto da "Rivista Massonica" n. 2 - Febbraio 1974 Vol. LXV pagg. 95-97)