INIZIAZIONE A UN ALTRO MONDO

 

Conferenza del F. TONY SZRAJBER alla R\L\ La Liberté di Gand.

 

C'era una volta... un grande universo, miracolo di splendore e di equilibrio. Questa moltitudine fantastica di stelle, di soli e di pianeti, di particelle e di atomi sembrava pertanto rispondere ad una sola amicizia indissolubile che unisce tale infinito in un medesimo movimento di bellezza.

Questa bella leggenda dei secoli, che cosa ci nasconde? Che cosa comprendere di questa vertiginosa complessità che stordisce il cuore e lo spirito? Certo, è facile stornare gli occhi, abbandonare prima di avere percorso il cammino della conoscenza, dicendosi: " A che pro? Tutto ciò ci sorpassa! ".

Nondimeno, l'uomo è fatto in modo che egli cerca di comprendere, che si sforza a violare il mistero di questo libro della natura di cui sfoglia qualche pagina nella speranza inaudita, smisurata di scoprire un giorno la ragione della propria esistenza.

Proponiamoci di seguirlo nel suo cammino esitante. Perdoniamo in anticipo i suoi smarrimenti, i suoi errori e le sue incoerenze.

L'essenziale non è lavorare?

Immergiamo un altro sguardo, come quello del bambino meravigliato, su uno di quei bei pianeti che evoluiscono armoniosamente negli spazi celesti. Avviciniamoci a questa sfera azzurra, la terra, di cui faremo il seggio delle nostre riflessioni.

Quel che colpisce gli occhi, in primo luogo, sono delle macchie verdi e dorate, venate di bruno e disseminate di distese bluastre, e che testimoniano di un fenomeno esaltante: quello della Vita.

Avviciniamoci di più: vi scopriremo degli esseri bizzarri, fatti di quelle stesse particelle che abbiamo sfiorato nel nostro viaggio siderale e che pertanto manifestano delle proprietà assai significative.

L'Uomo, poiché si chiama così.

L'Uomo, alla sommità della vita su questa Terra.

L'uomo, essere di coscienza, fenomeno straordinario di ritorno in sé stesso.

Coscienza! Però, non si è pertanto troppo denigrato, troppo disprezzato l'incosciente? Non lo si è spesso screditato non vedendovi che la lubricità, desideri sessuali repressi, istinti primari e grossolani?

Domandiamo invece se l'incosciente non è ricco di tutte le ricchezze dell'Universo. Questo incosciente non ci offre forse la possibilità eccezionale di una apertura su questo mondo, di cui l'apparente realtà che ce ne dà il razionale non sarebbe che verità tronca, buona appena per abbagliare gli occhi morti di un cieco?

II - MATERIA - ENERGIA - SPIRITO

Lo strepito assordante della nostra ragione ragionante appanna assai spesso altri modi di conoscenza.

Il piedistallo della Scienza, quale la concepiamo qui ed oggi, non è stato posto troppo in alto per ammettere ancora altre realtà, pure altrettanto reali?

I nostri sogni, i nostri fantasmi, la nostra immaginazione non saranno che secrezioni inutili di un cervello stanco?

Eppure, questi stati incoscienti della nostra vita ci recano talvolta delle soluzioni a preoccupazioni insolubili allo stato di veglia, come se una più grande saggezza avesse guidato i nostri passi nel dedalo inestricabile.

Capita anche che le fondamenta sacrosante della fisica tradizionale siano dilaniate, che i muri dello Spazio-Tempo crollino irreparabilmente dinanzi a esigenti realtà che ci annunciano certe premonizioni, presentimenti, folgoranti intuizioni.

Non sorridiamo!

Ognuno di noi ha vissuto in se stesso o in qualcuno della sua cerchia immediata una di queste esperienze stupefacenti, indimenticabili che gli fanno anticipate gli eventi con un prodigioso salto al di là del Tempo.

Ma il più straordinario è che noi possiamo, vissuta l'esperienza, ricominciare a seguire il nostro modesto cammino come se nulla fosse stato, quando questo strappo nella tenda della nostra realtà quotidiana ci avrà fatto spingere a più di curiosità. Perché, infine, ciò rimette molte cose in questione.

A un punto tale che già degli scienziati audaci si sforzano di studiare questi fenomeni detti parapsicologici in modo del tutto rigoroso, per integrare queste conoscenze nel seno della Scienza che non avrebbe mai dovuto burlare ma prendersi la pena di abbordare questo campo senza partiti presi.

Ma ritorniamo a quella tappa del nostro viaggio siderale che ci ha condotti a questa graziosa Terra che la Scienza, da millenni, tenta di comprendere,

Già da lungo tempo gli Scienziati ci annunciano di avere afferrato la natura della particella materiale elementare, fondamento di tutto quanto ci circonda. Ogni volta, essa diviene inafferrabile, sfugge, si divide nuovamente e si riassume sempre in una incertezza.

E, quanto ai mezzi di cui disponiamo per apprendere questa materia, non sono essi, in definitiva, fondati tutti su uno stesso fenomeno, quello della Vibrazione?

In effetti, quale sia la sensazione messa in opera, la relazione fra l'oggetto esteriore e noi stessi conduce sempre ad un'onda, ad una vibrazione. Sia per la vista, per l'udito o per il tatto, questa "consistenza " della materia che di primo acchito non consente dubbi, si dissipa, in ultima analisi, in onde che percorrono i nostri nervi; e in conclusione la conoscenza percepita non ha più niente di tale " materiale pesante ".

Tutto è Vibrazione!

Tutto è Energia!

La materia non sarebbe quindi che una delle molteplici forme che può rivestire questo misterioso mondo dell'energia, una specie di travestimento, una specie di condensazione poiché in fin dei conti ogni organizzazione materiale non si manifesta veramente che mediante relazioni energetiche, non esiste realmente che per un tessuto di vibrazioni di cui il doppio effetto assicura da un lato la coesione dell'interiore e dall'altro il legame con l'esteriore.

Insomma, questo Universo si presenta come un intreccio di multiple energie, di apparenza differente, di cui ci sfugge la natura intima ma in cui traspare però una gerarchia che va dall'apparenza più solida alla luce più eterea.

Ma perché fermarsi in sì buon cammino? Perché non pensare che oltre questo mondo fisico dell'Energia si manifestino altri modi di energia appartenenti al mondo dello Spirito?

Ecco sfuggita la parola!

III - IL MONDO DELLO SPIRITO

Non ci bagniamo in uno strano mondo di vibrazioni alle quali i nostri sensi rimangono insensibili?

Non veniamo noi inondati di onde elettromagnetiche, che non mancano certo di realtà poiché e; basta inserire i nostri transistors ai nostri ricevitori televisivi perché esse divengano reali, percettibili e familiari?

Estrapoliamo un poco soltanto, salendo la scala dell'astrazione.

Perché non immaginare un mondo di pensiero, un mondo dello Spirito dotato di sue proprie caratteristiche? E alla maniera della luce solare che perturba, col suo riflesso, i corpi che incontra, egualmente lo spirito può influenzare la materia.

La grande legge esoterica ci ricorda, ogni momento, questa Verità Universale che ci fa ritrovare in alto l'analogo di quello che è in basso.

Non abbiamo ripartito questo Universo in quattro stati sedicenti definitivi, lo stato minerale, vegetale, animale ed umano?

Ma non saremmo, noi uomini, i vegetali della Vita Superiore, di cui l'attività spirituale non si manifesta che in maniera fugace all'immagine del vento impetuoso che scuote repentinamente le piante dormenti?

Non dobbiamo noi tendere a divenire " l'Uomo " di questo stato superiore di cui la nuova coscienza abbraccerebbe l'interezza della sua condizione spirituale?

Così dunque, forse, due mondi si sovrappongono, si interpenetrano, si confondono talvolta: un mondo apparentemente materiale o piuttosto fatto di energie conosciute, sensibile e grossolano se così posso esprimermi; l'altro mondo puramente immateriale, fatto di energie raffinate e più sottili.

Il primo, limitato da delle nozioni di tempo, di spazio, retto da delle leggi fisiche che gli sono proprie. L'altro mondo, quello dello spirito, non avente limiti, sempre esistito in una eternità che non contiene alcuna limitazione.

La realtà suprema di questi piani superiori non può sfuggirci poiché noi veniamo a cercare, anche qui, i gradini simbolici che ci conducono nella nostra ricerca di assoluto.

Perché, a quale attributo speciale saremmo noi debitori di essere all'apice di una piramide?

Tale la pietra, che non può concepire che il fiore possa orientare la sua corolla verso il sole benefico, tropismo che già abbozza la intelligenza.

Tale il fiore, a sua volta, che non può immaginare che l'animale risponda a degli istinti di amore.

Così l'animale, che non può comprendere la coscienza dell'uomo né la sua angoscia nel cosmo.

Così infine l'uomo, in una similitudine del tutto pari, l'uomo che resta cieco ed ignorante sull'esistenza di piani che lo sorpassano, salvo qualche momento eletto e fugace in cui questa luce abbaglia coloro fra gli uomini che votano il loro cammino alla spiritualità, che dall'accessione ad essa sono resi più lucidi di essi medesimi.

Degli spiriti positivisti penseranno senza dubbio che queste idee sono frutto di un misticismo stretto, giuochi di parole, senza gran valore reale, elucubrazioni senza seguito.

E pertanto il realismo fantastico sorpassa la finzione più audace!

Le ombre fugaci che danzano sullo schermo della nostra realtà, quelle ombre che muovendosi ci accecano i sensi, non devono nasconderci che, dietro tale schermo, si riconosce un altro mondo, un'altra realtà, percettibile a chi vuol fare lo sforzo di percepirla.

Perché, vi domando, di dove l'uomo, così minuscolo, così passeggero, così transitorio, trae questi strani valori di eternità e di infinito che lo premono nel suo anelito di assoluto?

Poiché è ammesso che dei fenomeni di premonizione, di intuizione folgorante sono stati vissuti da molti uomini in certe particolari circostanze, questa Verità deve condurci ad ammettere che, a certi momenti dell'esistenza, l'uomo può elevarsi al di sopra della Vita apparente.

L'Uomo che procede nel presente, giungendo il passato ad un futuro apparentemente ignoto, può repentinamente sopraelevarsi, strapiombare in qualche modo dal minuto presente, come il passante tranquillo cammina lungo l'argine di un allegro fiume, seguendo passo passo i suoi meandri nascosti e finora ignorati. Ma se lo coglierà la fantasia di arrampicarsi sulla collina, egli osserverà in un baleno più sinuosità, più gomiti, più dettagli di quanti ne avrebbe potuti immaginare lungo la sua passeggiata. E, se un miracolo lo solleva in aria, con un solo sguardo scoprirà tutto il bel fiume dalla sorgente alla foce.

Così l'animale vive il presente, senza nemmeno dubitare che possa esistere un futuro; nello stesso modo, l'uomo vive il presente ma con esso le ricchezze del passato e le potenzialità di un futuro che egli può concepire.

E repentinamente, all'uomo sorpreso e attonito, trasportato nei piani superiori, si rivela un'altra relatività del tempo che in realtà non esiste. Tutto è ciclico, ossia eterno.

Molto spesso la nostra civiltà trascura la qualità a favore della quantità. E quando io parlo di una relatività del tempo, è essa talmente straordinaria? Ognuno sa del resto quanto i minuti di noia sembrino lunghi e quanto brevi le ore di felicità.

Perché vi ho parlato del " Temporale "? Semplicemente perché io credo che sia la nozione che ci fa più facilmente penetrare questo " altro mondo " in cui i fenomeni che vi si svolgono sembrano giuocarsi dei limiti sacrosanti imposti dalla Scienza.

E si potrebbe dire, di conseguenza, che due ipotesi si offrono alla nostra sagacia.

0 la vita spirituale muove da una realtà che sfuggirà sempre alla Scienza umana e profana. Od invece questa Scienza è del tutto incompleta, amputata di mille ricchezze, ed i tempi sono venuti perché essa affronti questi altri piani, senza complessi né derisione.

E forse un giorno una tale nuova Scienza universale, fondata sull'esperienza come sulla testimonianza potrà apportare qualche altra luce, più penetrante, più vera che non l'alone menzognero, che illumina un solo versante, una sola faccia della Verità.

IV - LA VITA E LA MORTE

Perché la Vita, perché la Morte, doppio enigma che ci pone la Sfinge ironica che sonnecchia in ognuno di noi. Tentiamo di soddisfarla per poter proseguire il lungo cammino della serenità.

Senza dubbio, potremmo risponderle che la Vita non è nata dal caso.

E' da questa zuppa primitiva, fatta da una miscela di idrogeno, di ammoniaca e di metano, bombardata da dei raggi ultravioletti, da una irradiazione termica od anche per irradiazione nucleare che è nato questo slancio vitale che ha disposto tutto l'insieme vivente, lo ha strutturato per farne la espressione stessa della Vita col suo potere magico di perpetuare sé medesima.

Ma a vero dire si tratta nel suo principio anche di una relazione fra la materia e l'energia. Ora, tale materia non è essa stessa che energia condensata, capace di rigenerare a sua volta i raggi ultravioletti, la irradiazione termica o l'irradiazione nucleare, generatori di Vita. Il passo non è così enorme per concludere che la materia contiene in germe, in potenza, la Vita e di conseguenza la sua evoluzione verso l'Intelligenza e la Spiritualità.

Si dice in termodinamica classica che l'entropia è crescente, o in linguaggio meno ermetico che la tendenza è all'equilibrio perfetto mediante il livellamento, l'omogenizzazione cieca ed esasperante di tutte le cose.

Oppure, testimonia la nostra buona Terra, col fenomeno della Vita che vi si manifesta, di una propensione all'ordine, di una tendenza all'ordinamento sempre più complesso, conducente all'uomo, alla Intelligenza, allo Spirito. Perché questa Terra è un sistema aperto, attraversato da dell'Energia di cui la circolazione frena questa entropia provocando delle relazioni che ostacolano il passaggio all'equilibrio uniforme. Per poco che esso accumuli più energia di quanta non ne usi, un tale sistema tende al contrario verso una forma di organizzazione sempre più complessa.

La Vita non è quindi che la conseguenza naturale dell'Evoluzione dell'Universo.

E quello che è vero qui può esserlo altrove. Filosoficamente, si può immaginare che delle parti dell'Universo accumulino più energia di quanta esse non usino e che all'inverso altre ne usino di più di quanta non accumulino e che di conseguenza la Vita vi sarebbe provvisori a mente impossibile. E così, per una specie di respirazione ritmico la Vita dondolerebbe, oscillerebbe come un pendolo che segnerebbe i grandi cicli cosmici della Tradizione.

Questa Vita che esprime un ordine di più in più organizzato è indissolubilmente legata alla Morte.

Questa Morte che non può essere considerata come un annientamento totale ma come una necessità ineluttabile che consente di tutto dissociare per associarlo nuovamente strutturandolo di più. La Morte, sola, consente di accedere a degli stati superiori. Un mondo senza Morte, sarebbe irrimediabilmente statico, paradossalmente morto, poiché divenuto non evolutivo. Il Miglioramento di cui avvertiamo la volontà in questo Universo ha bisogno della Morte per assicurare questa crescenza che ci conduce dal tropismo alla Spiritualità passando attraverso l'istinto e l'Intelligenza.

Non è esattamente il caso di ogni percorso iniziatico, che fa morire alla vita profana, vale a dire caotica, per rinascere in un nuovo piano che conduce a più Ordine, Armonia e Bellezza?

Tutta la Natura che ci circonda manifesta questa volontà diretta, espressa da queste due grandi leggi fondamentali.

Quella del riflesso di sopravvivenza al fine di mantenere la organizzazione che tenta di salire la scala della Spiritualità, e se essa non vi perviene, la Natura riflette questa volontà nell'istinto di riproduzione affinché questa tendenza a maggiore complessità si manifesti e si perpetui. E, in quanto ci concerne più particolarmente, non dimentichiamo mai che la nostra personalità reale non è questo piccolo me apparente che ci impegna tanto ma anche la somma delle eredità acquisite, dei fenomeni incoscienti di tutta una collettività minerale, vegetale, animale ed umana che portiamo con noi.

La Morte non ci fa realmente scomparire se non in questa parte infima di noi stessi che falsa tutta l'ottica della nostra visione, parte di noi stessi che raggiunge a sua volta l'Universale, il Collettivo, vero segreto di ciò che siamo veramente.

Citiamo a questo proposito la notevole meditazione di François Albert Viallet: " Vita e Morte finiscono per apparite come due facce supplementari della medesima realtà. In me, si installa il sentimento vitale che non posso perdermi interamente poiché faccio parte del Tutto. Sentimento difficile da spiegare a chi viva al di fuori di questa esperienza e che dirà: la nostra anima sopravvive quindi senza corpo. E' pertanto tutt'altra cosa. Non si tratta della sopravvivenza di una parte di noi ma di un tutt'altro, al di là del pensiero e della conoscenza ".

V - INIZIAZIONE E SIMBOLISMO

Questo mondo differente, questo universo sconosciuto ed intravvisto, dove possiamo ritrovarli meglio che nella serenità delle nostre Logge? 1 Lavori che vi si svolgono non sono ogni volta un rinnovamento della Creazione del Mondo, o piuttosto una presa di coscienza della struttura, del destino e della volontà del Tutto che ci circonda?

Il Caos fa posto all'Ordine del Tempio, in cui tutto si svolge secondo un rituale rigoroso come i numeri.

L'Oscurità fa posto al " Lux fiat ", a " la luce fu".

Tali Lavori, hanno uno scopo oltre quello di ricreare in noi non già questo mondo materiale confuso e indifferenziato che abbiamo lasciato ma quell'universo spirituale che è, ma per l'accesso al quale noi operiamo?

E come l'uomo è fatto in modo di andare dal conosciuto all'ignoto, dalla lettera al testo, dal balbettamento al discorso, dalla cifra all'equazione, dall'analisi alla sintesi, egli userà pure dei simboli, che sono il supporto materiale che gli occorre per cogliere, in un istante di intuizione geniale, la Verità che l'Iniziato svela dietro l'immagine materiale del simbolo.

Tale è il Sole, al calore vibrante dei cui raggi benefici che carezzano il cuore e fanno sentire all'uomo, con un balzo che lo porta al di là di questa comprensione mentale, quello che può essere l'Uno, l'Ineffabile nel suo Amore e nella sua Bellezza.

E' così che il simbolo consente questo legame, assicura questa risonanza fra il nostro mondo fisico e quest'altro mondo spirituale.

Esso sveglia gli stati di coscienza necessari a questa comprensione che non è più mentale ma totale, sintetica e per ciò stesso indescrivibile.

E il simbolo per eccellenza di ogni rituale iniziatico non è forse " La Luce "? La si ritrova nella presenza della fiamma e dei lumi, in quella del Sole e della Luna, nell'alternanza di oscurità e di luce che segna l'apertura e la chiusura dei nostri Lavori. E non è questa una semplice messa in scena idonea a commuoverci.

Ma questa luce, nella sua stessa essenza, è la forma di energia la meno materiale, la più eterea che ancora possa toccare i nostri sensi corporali.

Basterà saltare il fosso perché questo simbolo della luce ci faccia afferrate quel che può essere il suo analogo nel mondo dall'alto: l'energia spirituale che sfugge ai nostri sensi ma che muove le nostre anime.

Questa corrispondenza, questa risonanza, questo velo semiaperto ci fanno presentire che l'energia spirituale è nel mondo dello spirito quello che la luce è nel mondo della materia. Così si crea il legame coll'Invisibile.

" La Luce di quello che è esistito, persiste ". Quante stelle, oggi scomparse, manifestano pertanto una presenza luminosa permanente, eterna? Come all'immagine possibile di altre organizzazioni materiali che irradiano delle emanazioni di un ordine più sottile che persistono dopo la distruzione di questa organizzazione.

Abbiamo già affrontato questa nozione di Tempo irreversibile che è propria della nostra vita apparente ma che in quest'altro mondo dello spirito ci appare sotto tutt'altra luce.

Il Mistero dei nostri Templi non è impenetrabile al punto che non si comprenda che tutto ciò che accade è ciclico. Che tutto si rifà ogni volta! Che tutto muore e rinasce! Che tutto quel che vi si dice subisce la legge dell'alternanza ritmica! Che tutto quel che vi si svolge risponde ad un rigore rituale prestabilito che non ammette che vi si deroghi!

Ed è là il segno innegabile del sacro, dello spirituale all'opposto della confusione profana.

E' seguendo questo procedimento che l'Iniziazione assume tutto il suo significato. Se è vero che tutti gli uomini possono intravedere, in qualche momento della loro esistenza, un Universo differente dal loro mondo quotidiano, questi rari momenti di lucidità essi non li vivranno che grazie a degli impulsi incoscienti di cui essi non sono responsabili.

Soltanto l'Iniziato è colui che tenta di ristabilire questo legame col Mondo Spirituale in un modo cosciente.

L'Iniziato è colui che si sveglia al " mondo dall'alto ".

E' incontestabilmente colui che, nella sua vocazione verso l'Assoluto, tenta di sublimare, di sorpassare la sua condizione umana e, con questa presa di coscienza, compie il proprio destino in una nuova dimensione.

VI AMORE E BELLEZZA

" Nell'Universo, niente è indifferente a niente ".

Vi ha interesse reciproco in tutte le cose verso tutte le cose.

Gli astri, i soli, i pianeti ed i loro satelliti si attraggono e si respingono contemporaneamente affinché sia mantenuta e perpetuata tale coesione, questo equilibrio che fa la Bellezza medesima dell'Universo.

Le particelle più elementari sono sottoposte, anch'esse, per un tempo, per un periodo limitato, alla stessa legge di Armonia. Esse si trasformano senza posa, ritrovando però un equilibrio diverso, ma identico nella sua stessa essenza.

La Terra che evolve intorno al Sole tenta continuamente di sfuggirgli come per vivere la sua propria vita, ma la sua attrazione verso quell'astro la trattiene presso di lui.

Basta semplicemente spalancare gli occhi, ascoltare il canto ritmato della Natura per avvertire che tutto è retto da questa legge di Armonia, da questo principio di Bellezza, risultante dalla integrazione fra l'attrazione e la ripulsione, come se si trattasse di unire l'amore dell'Uomo con l'amore del Tutto.

Tutto si divide e si tiene per Amore. Le molecole, i cristalli, gli esseri elementari tendono a trasformarsi per ripetizione, ad unirsi fra loro, pur mantenendo la loro personalizzazione, la loro particolarità.

Questo si traduce nelle più banali reazioni chimiche, in cui i reagenti si uniscono, salvo certe molecole le quali, per una sorta di libero arbitrio, vogliono restare quello che sono.

L'Uomo non fa eccezione a questa regola immutabile. Egli è esteriormente ed interiormente sottoposto a questa legge universale. In lui si distingue la sua coscienza, espressione di una individualità che, agendo centrifugamente, lo stacca dall'Universo, lo isola dal Tutto, lo individualizza. Per contro egli è depositario di eredità collettive, universali che porta in sé, come una sorta di espressione condensata della Natura. E queste lo attraggono irrimediabilmente verso questo Universo, verso questo tutto di cui egli si sente parte integrante. Ogni nostra ricerca della Bellezza non è in fin dei conti che la inclinazione verso tale Armonia, verso questo Equilibrio fra l'Amore dell'Universo e l'Amore del nostro Sé.

E, con la morte, alla fine di un ciclo, al termine di un periodo, la trasformazione si opera, ci reintegra alla massa di tutte le cose per ritrovare una altra forma di equilibrio, di armonia e perciò di Bellezza.

Così, tutto risponde a questa legge eterna la conoscenza della quale ci fa sentire il soffio dell'infinito.

Quella stessa forza di attrazione, quello stesso impulso che si analizza al microscopio elettronico, che si osserva in biologia molecolare, che si intravvede dal cannocchiale dell'astronomo, la si ritrova nel suo assoluto, in quello che fa la grandezza spirituale dell'uomo.

" Solo il Caos è indifferenza ".

L'Universo è Ordine e Bellezza, distruttore di caos e lo manifesta nell'amore degli esseri verso gli esseri, delle particelle verso le altre particelle, dei pianeti verso gli astri. E quei fenomeni di ripulsione che limitano queste propensioni d'amore esprimono il desiderio di mantenimento dell'individualità, della Unità, della scintilla divina, di questa particella di libero arbitrio in cui si muove l'essere individuale, sia esso molecola, animale o essere spirituale.

Non c'è Bellezza senza Amore.

Ahimé, occorre deplorare che nelle società cosiddette civilizzate la ripulsione la vince sopra l'attrazione, l'egoismo sopra la fraternità. E dall'indifferenza agli squilibri non ci sforziamo, fratelli miei, di accedere infine a questo ideale di Bellezza, di Pace e di Armonia che percepiamo soltanto negli ambienti familiari e nei circoli come i nostri in cui, pur preservando il nostro sé, ci sentiamo irreversibilmente attratti verso gli altri, verso il tutto. Noi vediamo, con gli occhi del cuore, tessersi questi legami misteriosi di Amore reciproco di cui la trama unisce l'individuale e il collettivo al fine di accedere a questa Bellezza di cui la nostra anima soffre la sete sempre insaziata.

E non è lo scopo supremo della Massoneria realizzare un mondo migliore di solidarietà, di fraternità e di amore pur preservando il libero arbitrio di ciascuno, il rispetto dell'individualità, pervenendo così alla raggiante Bellezza di un perfetto equilibrio, di una Armonia senza dissonanza quale insegna, nella sua saggezza infinita, il libro della Natura?

VII CONCLUSIONE

Fratelli miei, forse vi ho trascinati in un sogno. Ma i sogni sono forse meno reali degli stati di veglia? Vi ho invitati a percorrere con me questa corsa nella montagna della Saggezza. L'abbiamo cominciata dal basso della verde vallata dove scende l'acqua indifferente; abbiamo salito insieme questo cammino pietroso, arduo che è presto diventato un sentiero poco percorso. Sotto quel sole radioso che volevamo avvicinare, siamo stati sottoposti alla rude prova.

Le sinuosità e le giravolte non ci sono state risparmiate. Certo non tutto va liscio a questo mondo. Talvolta anche, inciampando in un vecchio ceppo, precipitavamo fragorosamente la ripida china che dovevamo risalire di nuovo. Bene spesso ci è venuta voglia di abbandonare. Ma non è il nostro destino immutabile di voler salire sempre più in alto?

Arrivati ad una certa altezza, ci fermavamo un momento per riposare. Riprendendo fiato, ci chinavamo verso il cammino percorso, non senza pena. Non fu poca ricompensa il contemplare lo spettacolo stupendo. I meravigliosi campi di fiori dai colori vivi, come usciti dalla tavolozza di un pittore dal talento infinito, le linee armoniose delle cime innevate cercanti il loro proprio riflesso nelle nuvole del cielo azzurro, i camosci i cui giuochi sui fianchi della montagna associavano eleganza ed efficacia.

Quanto è bello e attraente l'Universo!

Ma bisognava riprendere la lotta dell'ascesa.

Dopo altre difficoltà, arrivammo infine ad una prima vetta. Là, una sorpresa ci attendeva: un magnifico lago si presentava, confinato in un recesso della montagna. Non aveva nessun colore. Nessuna crespa turbava la tranquillità delle sue acque.

Sporgendoci, comprendemmo che il lago era là come uno specchio abbandonato per noi dalla Natura.

Esso rifletteva tutto quel che avevamo conosciuto, contemplato e ammirato durante la scalata. Davanti a questa doppia realtà sentivamo un legame invisibile, una risonanza armonica fra quel che era fuori del lago e quello che era dentro di esso.

A tal punto che non sapevamo più quale era il Mondo reale e quale il mondo fittizio ed io vi lascio la cura di deciderlo.

Ma sentivamo in noi un impulso incomprimibile. Dovevamo immergerci nel lago, attraversare lo specchio in piena coscienza, come deve fare l'Iniziato.

Appena attraversata la linea delle acque, il piano dello specchio, avemmo la sorpresa di incontrare un uomo dal viso nobile e sereno in cui riconoscemmo il divino Platone che, prima di riscomparire nell'Infinito, come per rispondere alla nostra emozione, ci affidò questo messaggio:

" Le cose basse devono ritrovarsi nelle cose alte, sebbene in un altro stato ".