Garibaldi libero muratore e la realtà unitaria italiana
di C. G.

Nella festività del XX Settembre prende posto Giuseppe Garibaldi. Il secolo, poco più carico di qualche decennio, della Breccia di Porta Pia, celebrazione tradizionale massonica, s'interseca oggi con il secolo trascorso dalla morte del "Primo Massone d'Italia" (come dalla proclamazione solenne che di lui si fece, quando era ancora in vita). Questa coincidenza può facilitare una tematica rievocativa aggiungendo gloria a gloria, immagini di sagome scintillanti ad immagini di difficoltà grandi ed insieme di grandi passioni, e può infine aggiungere speranze antiche di risorgere, a speranze di rinnovamento nuovissimo: per l'Italia, per la Massoneria, per il Mondo. Questa intersecazione può anche rendere ardua una presa di contatto a distanza secolare. Perchè, se il XX Settembre significa l'Unità nazionale, Garibaldi - che pure a quella unità ha dedicato la vita - quanto più va avanti col tempo, tanto più appartiene all'Universo.
Con uguale diritto degl'Italiani, Fratelli di altro paese e di altra lingua lo hanno definito "il Primo Massone del Mondo". Sembra ventura e può essere destino: proprio quando l'Italia entrava in Roma, l'Uomo di Aspromonte e di Mentana andava a combattere per la Francia invasa, a capo dell'Esercito Internazionale dei Vosgi, e poi sarà deputato dell'Assemblea Nazionale di Bordeaux, ove si recherà a dare il proprio voto per la fondazione della Repubblica, e quindi leverà la voce a difendere l'internazionalismo dichiarato dalla Comune, di cui fu eletto anche Consigliere.
Questo è già il primo punto di qualsiasi discorso si voglia tenere su Garibaldi e la realtà unitaria italiana, per stabilire tra i due concetti una sequenza di armonia. Nella sostanza, non vi è sovrapposizione di immagini nè contrasto di formule storiche. "Egli ebbe della patria un concetto così vasto e così bello, che la liberazione dell'Italia considerava come un passo verso la Santa Alleanza dei popoli contro i tiranni, un passo verso la realizzazione degli Stati Uniti d'Europa... il concetto di Patria in lui venne assorbito da quello di Giustizia, che, nel suo vocabolario, era sinonimo di Libertà". Così, da altre commemorazioni garibaldine, quelle del 1957, svoltesi in tono assai minore rispetto all'entusiasmo attuale, emerge la risposta di un libero muratore, l'on.le Ezio Bartalini. E' dunque possibile - ed anche giusto - non dimenticare, in questi giorni simbolici ed in queste ore di verifica della nostra buona volontà sulla faccia della terra, nè la fame nel mondo, nè le aspirazioni alla dignità che si ergono dal sottosviluppo, nè i pericoli della involuzione e dell'indifferenza, nè le frane aperte dalla violenza nel tessuto sociale, nè i drammi dei popoli per vivere liberi o semplicemente per sopravvivere, nè tante altre cose impressionanti come incubi; e contemporaneamente spiegare la Bandiera della Nazione sulle ombre della sottocultura, della fame, del sangue, delle disillusioni, vincendo le quali essa ha potuto finalmente levarsi, con entusiasmi e sacrifici di secoli: dai Giacobini italiani, che trassero il Tricolore chi sa da quali esoteriche testimonianze. al torrente umano di piume e di lame, spinto nella Breccia storica, dai lampi sanguigni di Targhini e di Montanari, di Monti e Tognetti, di Giuditta Tavani Arquati ed oltre.
Non occorre altro, credo, per dare corpo alla tradizionale sintesi della pervicace "passionemassonica" verso la data del XX Settembre. La quale, da solennità civile, ha finito per identificarsi, nella opinione comune, alla solennità massonica ufficiale. La verità è che, o si parli di Garibaldi o della Unità italiana, è indispensabile parlare di massoneria.
La Massoneria è nazionale ed universale insieme; nè vi è fra queste aggettivazioni contrasto, allo stesso modo in cui la realtà di Garibaldi, rivissuta dopo un secolo dalla morte, si riconosce quale una realtà massonica, prima ancora forse di essere storica e nazionale. Vale la pena, allo scopo, ripetere qualche rigo dei manifesto del 3 giugno 1882. Il Gran Maestro Giuseppe Petroni - uomo che,per la testimonianza di uno storico "moderato" (Raffaele De Cesare), sotto la Roma papale non aveva conosciuto la paura - sembra davvero sagomare il taglio dei XX Settembre. Nella morte di Garibaldi, egli si rivolgeva all'Italia, in nome della Istituzione che "rispecchia il progresso illimitato dei mondo civile"; Si rivolgeva all'Italia: il compianto per la perdita di un cittadino - sia egli stato onesto crd oscuro od abbia rivelato genialità e fortezza di opere - va diretto alla madre di tutti, alla Patria. La quale rispose all'auspicio, con viva solennità di bronzi e di marmi. Ma, nella fisionomia dell'Uomo senza confini, il Gran Maestro Petroni auspicava "un monumento ancora più grande perchè occorreranno ad innalzarlo tutte le Nazioni che professano l'unico culto ammesso dalla ragione umana, quello del Genio e della Virtù".
La Massoneria non ha mai chiaramente dettato ai propri apprendisti, come tracce di compiti da eseguire, i moti di popolo, le guerre d'indipendenza, la protezione dei bambini e degli invalidi, la parità dei diritti della donna, la legislazione del lavoro, le associazioni internazionali della pace e del sapere. Eppure questo è stato il mondo esemplare di Garibaldi e in un simile respiro di civiltà, egli è apparso a tutti in quella completezza umana che lo consacra di per sè Libero Muratore; fino alla volontà di consumare materialmente le proprie scorie nel fuoco; fino al testamento di contrapporre in Italia all'oscurantismo, l'istruzione permanente e popolare.
Nè a lui nè ad altri, la Massoneria aveva imposto siffatti compiti. Prima di avere storia visibile, la Libera Muratoria è un'idea tradotta direttamente nella norma pratica della elevazione umana. Essa, attraverso il tempo, ha tenuto a battesimo le Nazioni, ma solo perchè aveva "costruito" gli uomini che quelle nazioni hanno contribuito a formare. Nei tempi in cui la differenza tra le classi era sanzionata dal privilegio, essa ha contrapposto alle inveterate divisioni, la umanità unitaria del cosmopolitismo. Quando invece la leadership dell'Impero ha ignorato la fisionomia dei popoli, essa ha insegnato agl'individui a riconoscersi eguali nella comunità, associazioni di genti libere. E quando infine le Nazioni sono divenute indipendenti, essa ha prospettato la Civiltà come concreta collaborazione oltre le frontiere. Praticamente non vi è stato bisogno della congiura contro il Trono e l'Altare, nè delle intese avernali demoplutoniche, perchè la Massonerià è il Pensiero che interpreta la Legge della Natura: il COMPASSO sovrapposto alla SQUADRA. La legge di natura tende al sole non agli abissi; mai un albero nè un fiore sono tornati indietro, salvo che il sostegno non sia stato tagliato e isterilito dalla violenza. t naturale dunque che i liberi muratori si ritrovino insieme a tutti coloro che si levano contro l'Irrazionale eretto a sistema. Garibaldi è la testimonianza vivente di questa legge naturale riflessa nella ragion d'essere della Massoneria. Il "mito" del potere, palese ed occulto, è proprio il miraggio che, dai Napoleonidi in poi, la psicologia massonica ha trovato sempre la capacità di respingere. Quando i massoni, da liberi operai della storia, si sono mutati in setta, la Ragione stessa ha dissolto i feticci del "potere" ed ha chiamato ognuno
a rispondere, dinanzi alla storia, delle proprie responsabilità.
E questa una prospettiva insostituibile della vitalità nostra: come il rispetto della Legge scritta in quanto cittadini, e della Legge morale in quanto uomini che hanno contratto i loro impegni "sul proprio onore e sulla propria coscienza". E' la Idea-forza della Catena universale, calata in ogni giornata di lavoro per il Tempio. Garibaldi ha incarnato tale potere spirituale nella sua autentica "virtù" che trasforma la vita; ed oggi, a guardare indietro a cento anni, la Massoneria riconosce semplicemente nel Gran Maestro Garibaldi, tutta compenetrata e operante, la Idea-forza di ciascuno dei propri adepti. La testimonianza massonica di Giuseppe Garibaldi è direttamente trasfusa nella sua testimonianza umana. Di lui si può dire quanto George Mead scrisse della nota di fondo che contraddistingue l'Iniziato. "Lo spirito è comune a tutti i piani e in se stesso è vicino tanto alla terra quanto al cielo. L'uomo spirituale non ha nessun luogo per posare il capo, poichè tutti i posti sono i suoi; non ha dimore, poichè ha tutte le dimore; non ha un particolare luogo di culto, perchè può chiamare propri tutti i templi del mondo ...".
La scomparsa di Garibaldi sembra lasciare aperta la via alle possibilità di un'epoca nuova per l'Italia. Egli resta l'uomo del quale Frate Pantaleo diceva a Giuseppe Bandi: "l'ho veduto passare poco fa e il mio cuore è con lui". Resta il Libero Muratore che dichiara essere la Istituzione non più una società segreta, ma la "grande Madre del Lavoro" secondo le proprie tradizioni, la "speculativa" e la "operativa". Alla umanità nel chiarore vitale che fatalmente si attenua, corrisponde la interna Illuminazione che riconduce il Paese alla presenza ed al monito di quella Idea-forza vivente. Ciò tanto più si avverte quanto più pensiamo non alla poesia, ma alla prosa del suo distacco terreno."Durante i suoi anni migliori - ha scritto il De Amicis - noi avevamo sognato per lui uno sfiorire lento e quasi insensibile... come d'un astro che tramonta. E la sua vecchiezza fu invece travagliata e dolorosa. Noi dovemmo vedere... lo spettacolo ch'egli fece nella capitale lombarda, per la commemorazione dell'ultima sua battaglia italiana". Ma l'Idea-forza non verrà mai meno per l'Italia. "Il morbo che gli avea morte le gambe e le mani - ha inciso Giovanni Bovio -non osò mai salire a quella fronte geniale in cui s'era personificato il fine umano".