La condizione essenziale per la realizzazione del "Trinomio Massonico"

Fratellanza nell'Umiltà

di A. G.

Sebbene la parola UMILTA' non faccia parte del famoso Trinomio massonico:"Libertà, Uguaglianza, Fratellanza" si può affermare che essa ne formi il substrato, la condizione essenziale per la realizzazione di ognuna di esse singolarmente e di tutte e tre unite insieme in un unico ideale di umanità.

Non sarebbe infatti difficile dimostrare che, senza umiltà, la libertà può facilmente trasformarsi in sopraffazione, ossia nella libertà del più forte, che, senza umiltà, non è concepibile uguaglianza che, non rischi di trasformarsi in livellamento, e, che, senza umiltà, non c'è fratellanza teorica che possa trasformarsi in fratellanza pratica, ossia, in espressione di vera fraternità.

Poiché è quest'ultimo il caso cui si riferiscono queste brevi riflessioni "Fratellanza nell'umiltà" mi limiterò a quest'ultimo argomento, anche se esso può difficilmente essere disgiunto dai due precedenti, considerando che il Trinomio è uno, anche se, come il simbolico triangolo, è composto da tre lati, che sono tra di loro complementari. Adoperando un linguaggio filosofico-teologico si potrebbe dire che, si tratta, di una "trinità" inscindibile, che appunto ha come substrato la "UMILTA’". La scolastica medievale avrebbe detto "substratum trinitatis".

Ora quello che è substrato dell'unità, è anche substrato di ogni sua singola parte e viceversa. Per cui ne possiamo parlare riferendola ad una delle componenti, ad un lato del triangolo, visto che, appunto in un triangolo equilatero quello che si dice di uno dei lati, potrebbe essere detto degli altri due.

La "FRATELLANZA", quando non sia una mera espressione verbale, ossia non esprima soltanto un rapporto di interpersonalità, che potrebbe anche esprimersi con altri appellativi quali "compagno", "camerata", "compaesano", ecc…, quando ossia abbia il suo pieno significato etimologico, ha varie implicazioni etiche.

La prima di tali implicazioni si riferisce al:o: ossia alla persuasione e consapevolezza non solo che esista un ideale di fratellanza, ma che si può e deve pensare 1-altro", chiunque egli sia, come un fratello. I motivi di un tal modo di concepire ogni altro essere umano, possono essere diversi, a seconda delle convinzioni filosofiche e religiose di ognuno. Chi, come il credente di una qualsiasi fede monoteistica, riterrà il suo "prossimo" come un fratello, perché figlio dello stesso Dio creatore, chi invece di convinzioni immanentistiche o umanistiche si riferirà alla medesima appartenenza al genere umano, e si potrebbe continuare, perché, le motivazioni potrebbero essere moltissime. Il fatto sta che, si tratta qui di una persuasione della mente, di un ragionamento intellettuale, qualunque ne possa essere la scaturigine e la motivazione.

Che non si tratti di un atteggiamento di facile acquisizione è provato dalle innumeri motivazioni contrarie che possono andare dal più grossolano razzismo, nazionalismo o regionalismo, alle concezioni di "classe" per cultura, per censo o per una infinità di componenti non difficili da immaginare perché sono di quotidiana esperienza.

Ora in questo caso, con tutte le sue sfaccettature, l'UMILTA’ significa giungere alla persuasione della mente, della esistenza di una realtà che sta al di sopra, o al di sotto, di ogni differenziazione che esiste, forse in modo incancellabile fra gli uomini. UMILTA’ significa essere convinti, nel pensiero, di tale unità, che non cancella, ma travalica ogni differenza, superiorità od inferiorità, nella persuasione di quei valori essenziali che ogni "io" ha in comune con gli altri "io", nonostante tutte le diversità che esistono, ed esisteranno sempre, tra gli essere umani. "UMILTA" significa adattarsi a pensare che, la comune umanità, e, se si preferisce, la sacralità di ogni vita umana, in quanto irripetibile ed unica, ha un valore maggiore di tutte le superiorità od inferiorità che, tazza, nazionalità, censo, cultura, ecc... (che esistono e sono reali) non debbono giungere a cancellare quella convinzione di un legame essenziale da cui solo può derivare una vera FRATELLANZA.

La seconda implicazione si riferisce al sentimento. Poiché l'uomo non è fatto solo d'intelletto, ma anche di sentimento, occorre che, la fratellanza si basi anche sulla UMILTA’ del sentimento.

Non c'è bisogno di illustrare, come capiti a tutti, di essere forse convinti intellettualmente di certe verità, senza però che siamo capaci di coinvolgervi anche il sentimento. In altre, più povere parole, si può essere convinti che, una cosa è vera e buona, ma non sentirsi di amarla. Essere convinti intellettualmente che, una persona di altra razza, di altra cultura, di altro livello sociale e via dicendo è un fratello, non vuole dire ancora essere capaci di amare quella persona, ossia di avere verso quella persona un sentimento di fratellanza. "Riconosco che siamo fratelli, ma stattene lontano..." E’ un ragionamento abbastanza comune in quanti sono convinti in teoria, ossia nella "mente", della fratellanza, ma trovano difficile far scendere dalla testa al cuore tale convincimento. E qui che l'UMILTA’ gioca il suo ruolo, forse, più importante, perché, si traduce nel rispetto dei sentimenti altrui, anche quando, come spesso capita, non li condividiamo. Una fratellanza basata sull'umiltà significa rispetto per il sentimento altrui, anzi più che questo il tentativo di comprenderlo dal di dentro. Umiltà di sentimento, per poter sentire la realtà della fratellanza, non significa affatto né rinunciare ai propri sentimenti, né sminuirne il valore che hanno ai nostri occhi, ma cercare di comprendere come e perché altri, senta in modo diverso, senza erigerci aprioristicamente a giudici del suo modo di sentire o di esprimere in quei sentimenti.

C'è poi una seconda implicazione dell'UMILTA’ quale substrato della fratellanza, ed essa risiede nella volontà pratica, in quella che, il grande filosofo Emanuel Kant chiamava appunto la "ragion pratica". Qui, la vera fratellanza, si esprime nella solidarietà di chi ha imparato che, la fratellanza non si esprime nel dare, ma nel darsi. Chiunque dà, qualsiasi cosa egli dia: denaro, aiuto, comprensione, stabilisce, spesso involontariamente, un rapporto di superiorità tra il datore e colui che riceve. Chi dona se stesso si pone al medesimo livello di colui che riceve, esprime ossia vera fraternità. Qui non si parla soltanto di quella fraternità che, si esprime nell'aiuto, materiale o morale che sia, al bisognoso, ma dell'intero rapporto tra gli uomini nella vita sociale a qualsiasi livello. La vita sociale, è, un continuo insostituibile scambio di "servizio" in qualsiasi campo. Nessuno vive da solo, senza dare e ricevere in un continuo scambio con gli altri. Perché questo continuo, incessante scambio di dare e ricevere, agli altri e dagli altri, sia espressione di fraternità, è indispensabile che, sia dettato e "condito" di umiltà. Occorre che, chi dà (anche un semplice sorriso), faccia sentire che, nel suo gesto, c'è un gesto di umiltà, che cancelli ogni tentazione di esprimere superiorità.

Tutto questo per quanto riguarda la fratellanza, in senso universale, fratellanza resa reale, perché espressa, come da fratello a fratello, senza l'arroganza della superiorità di chi, accondiscende a sentirsi fratello, e; senza la umiliazione di chi è condotto a sentirsi accettato come fratello dalla condiscendenza altrui.

Ma c'è qualcosa da dire, anzi ci sarebbe molto da dire, sulla "fratellanza nell'umiltà" in quei campi particolari, come il nostro, in cui ci si dichiara "Fratelli", non per la comune nascita ed appartenenza al genere umano, ma per elezione, per la scelta di un ambiente in cui sia più facile, oltre che doveroso, il sentirsi fratelli. Ci sono società, e la nostra è una di quelle per eccellenza, in cui la fratellanza è legge. Ma, non legge esterna, non legge imposta da una costituzione od un regolamento, ma legge, per provenienza dallo intimo di ogni singolo.

I filosofi direbbero che, non si tratta di " eteronomia", ma di "autonomia" dell'etica della fratellanza. Ma, se la legge della fratellanza, deve scaturire dall'intimo, essa non può provenire che da un atteggiamento umile, ossia da un atteggiamento che, rispetti l'autonomia del pensiero, del sentimento e della volontà altrui senza servilismo, ma anche senza sopraffazione.

Qui, siamo al limiti degli altri due termini del trinomio, cui ci si riferiva al principio: "libertà ed uguaglianza".

Molto di quello che è stato detto, (appena accennato), intorno alla "Fratellanza" potrebbe dirsi anche per gli altri termini di questa "trinità" massonica, il cui substrato comune è appunto quella "umiltà" con la quale tutto si edifica e senza la quale ogni cosa si riduce a parole vuote di significato, o, ad elucubrazioni teoriche, smentite dalla realtà della vita.

(tratto da HIRAM, n.3, giugno 1984 - Ed. Soc. Erasmo, Roma)