Un documento sconosciuto

G. R. ha trovato nell'Archivio dei marchesi Cavalli, accatastato in una casa colonica vicina alla villa Cavalli a Godo (Ravenna) un breve manoscritto non datato di cui gentilmente ci offre le accurata trascrizione, lasciando anche i numerosi errori e conservando la bizzarra punteggiatura e le inopinate maiuscole.

Si tratta di una versione, evidentemente codina, della persecuzione avvenuta in Napoli nel 1751.

Quanto all'incognita del perché tale documento si trovi a tanta distanza dal teatro degli avvenimenti cui si riferisce, essa può forse trovare una plausibile risposta nel fatto che un Cavalli si trovava nel 1774, a Napoli come rappresentante della Repubblica Veneta e membro della Loggia L'Union N. 438, giurisdizione inglese.

Il " Duca di S. Severo " di cui si parla è esattamente Raimondo di Sangro, principe di S. Severo (1710-1772), chimico e meccanico. Iniziato nella Loggia Perfetta Unione prima del 1750, fu Gran Maestro della G. L. Nazionale di Napoli.

" Mistero svelato della Setta de Liberi Muratori.

Alla perfine è scoppiata la Gran Mina de Liberi Muratori de quali si sapeva solo, che vi erano, ma non penetravassi li secreti.

Da due lati venne la loro scoperta, cioè da un'infermo, che mosso dal Signore Iddio ha rivelato tutto ad un Sacerdote acciò lo significasse al Rè, e da un Cavaliere, o mantenuto dalla Società con isplendore, nel vedersi poi mancare le provigíoni, e gl'amici, hà preso dal Rè l'impunità; et ha manifestato il Gran Priore, o sia Supremo Architetto di tal Società, ne Regni di Napoli, e Sicilia, Cavaliere di gran portata, e di antica Nobiltà, cioè il Duca di S. Severo.

Ciò risaputosi dal Rè, spedì immediatamente al di lui Palazzo un'Officiale di Corte, ed il Tenente de Dragoni, acciò il Duca senza aver campo di parlare ad alcuno, fosse condotto secretamente alla Corte medesima. Ma appena eseguitosi ciò, si vidde appicciato il fuoco al Palazzo, e segnatamente alla Libraria del Duca affinché restasservi (come credessi) abruggiate le Scritture della Società. Nulladimeno accorse opportunamente il Popolo, il fuoco fu estinto, ed ogni cosa fu custodita dalle guardie del Rè.

Presentato il Duca al Sovrano svellogli incontanente tutte le Scritture, gl'affari, il sistema, ed il fine della Società. E quindi fù restituito al proprio Palazzo sotto buona Guardia per timore non fosse dagl'antichi Colleghi nel Catalogo de quali si contano sino a 64 Milla Napolitani; sicome diceasi, che moltissimi sieno ancora in Toscana, alla qual parte manda sua Santità più Teologi ad instanza dell'Imperiale Sovrano, che invigila per rimediare a gravi sconcerti che potrebbero nascere da tale scoperta.

Il Rè con somma Clemenza accorda il Perdono ad ogn'uno che gli si presenti, come conviene per ovviare ad ogni disordine; ed ha deputato quattro gran soggetti di diverso rango per porre in opera li mezzi più efficaci a distruggere una si abominevole Setta, atta nella sua perfezione a sconvolgere il Mondo tutto; et hà datto parte di detta scoperta, e delle loro Massime indegne a tutti li Potentati di Europa, i quali se non sono più, che stolidi concorreranno a pro della Causa commune, a distruggere si fatta unione, composta di migliaia, anzi di miglioni di Persone massimamente Protestanti, e di moltissimi Principi.

Le loro indegne Massime sono note a soli aggregati nella Quinta, Sesta, e Settima Loggia, mentre gl'altri delle prime Quattro Loggie nulla sano; e quelli della Quarta Loggia puramente eseguiscono senza saper quello che facciano. Riconoscono la loro Fondazione in Londra già da 171 Anni dal famoso Tomaso Cramnero, prima Vescovo, poi amante, ed adultero di Anna Bolena; onde fu poi decapitato per le sue scelerateze; e chiamossi a suoi di il Flagello de Regnanti, del qual Titolo gode ancora oggidì presso li suoi moderni seguaci. Egli compì una superba Fabbrica, cui lasciò l'annuo rendito di lire 10/m Sterline, e formovvi una Camera di undici Persone, sette de' quali con carica di Supremi Assessori, e gli altri Quattro con l'impiego di Segretarij. Questa è la Gran Camera, o sia la settima Loggia.

Le Sette Loggie sono per una Nazione, delle Quinte una per Provincia, come era quella del Duca di S. Severo. Quelli della Settima Loggia si chiamano Assessori; Quelli della Sesta Gran Maestro; Quelli della Quinta Architetti; della Quarta Esecutori. Della Terza Trincieri, della seconda, e prima Proseliti.

L'infame Idea è tutta sopra l'allegoria del Tempio di Salomone considerato nel primo suo Lustro, poi abbattuto dalla Tirannia degl'Assirij, e finalmente restituito al suo antico Splendore. Il suo significato è la Libertà dell'Uomo doppo la Creazione. La Tirannia del Sacerdozio, de Regnanti, e delle Leggi. Lo Stabilimento di questa Libertà è tutta la loro Idea; e le loro empie massime sono le seguenti.

1 Iddio ha creato l'Uomo in una perfetta pienissima libertà naturale in cui siamo tutti eguali. Questa libertà naturale non può negl'Uomini restringersi senza un intollerabile ingiuria non men di colui, che ha noi la diede con tanta degnazione, che di noi medesimi; a quali fu dato si gran Privileggio.

2 Per questa pienissima Libertà naturale a noi così benignamente compartita dal Signore Iddio in ommaggio a se dovuto contentassi lo stesso de soli atti interni dell'Uomo, e quasi non comanda l'astenersi da qualunque atto esterno, che in esso possa mai intrinsecarsí in tutto il corso di sua vita.

3 Gelosissimi poi nel tempo stesso del suo assoluto Dominio in questa Terra, in cui con si privillegiata Creatione ha posto l'uomo in modo, che riconosca per Emoli a se contrarij chiunque vuol entrar a parte ed assumersi in particolare- giurisdizione sopra degl'altri, offendendo in un tempo la Suprema Podestà del Creatore, e la naturale Libertà delle Creature.

4 Con l'andare degl'anni questa suprema Podestà del Creatore, que~ sta Naturale Libertà delle Creature, esser stato non poco lesa, e poco men che distrutta dalla malvaggità di certi insorti Assiríj. Onde scesero quegl'odíosi nomi di Principato di Sacerdozio.

5 Riconoscono per Fonte siccome l'ingiustizia, e la violenza di pochi usurpatori, così la vituperevole ignoranza della maggior parte degl'Uomini, che hanno permesso simili usurpazioni a tanto danno loro propri , ed ingiuria di quel Dio cui tutto devono.

6 Ecco dunque la grande impresa ben degna d'onore agl'uomini per se stessi, e di gratitudine verso Iddio, rifabbricare questo gran tempio distrutto, uscendo finalmente dalle tenebre di quell'ignoranza, in cui li nostri maggiori sono vissuti per tanti secoli, ed armandosi contro si indegni usurpatori, sino a dovergli uccidere se fia d'uopo; rimirandoli come veri Tiranni della Terra per l'uso di una podestà che è sola di Dio, e per abuso di una libertà, che è tutta nostra, ed uguale per tutti.

7 Ad una impresa si nobile si fà a tutti l'invito, come a tutti ne corre l'interesse. Con che può benissimo avervi luogo il Persiano, il Turco, il Protestante, il Cattolico, il Deísta, c l'Ateista.

8 Le tante Religioni uscite fuori nel Mondo, essere altrettante superstizione invenzioni di chi vuol comandare al Mondo, e toglier al Uomo la naturale Libertà, e a Dio la suprema Podestà. La diversità di dette Religioni se ne tempi andati ha partorito gran disturbi; fra Liberi Muratori stringe ora il modo, e fa lega di più stretta pace, anzi l'esperienza ha mostrato che chi si aggrega a questa nuova società, tanto è longi che riceva disgusto in punto di Religione diversa, che a questa di Liberi Muratori si attaca insensibilmente così, che nella sua nativa Religione affatto dimenticasi, e non può da questa scostarsi: Alcuni però l'hanno chiamata Magia del Demonio, ma a dire il vero, tutto e peso del retto corso delle cose, quando escono dalla violenza per fermarsi nel naturale loro centro.

9 L'impresa però è la più difficile, che sia stata giammai, e possa mai essere; trattandosi di dover contrastare nullameno, che col Principato, e col Sacerdozio ora mai in pieno, e pacifico possesso con apperta Tirrannia sopra la Libertà dell'Uomo, e con presuntuosa usurpazione sopra il Dominio di Dio in Terra. Quindi esigersi nella Società la scielta di Gente non communale; lo spirito d'Uomini il più forte, ed ardito; e sopra tutto la Protezione di Persone di diversi Regni più poderose.

10 Un Gran Segreto; che deve essere il preciso Fondamento di questa difficilissima impresa. L'altre sette si sono fondate sciogliere distintamente la Lingua; questa de Liberi Muratori con rigorrosamente frenarla con perpetuo silenzio. Fin dal primo ingresso si propongono la rinnovazione di più giuramenti; le minaccie di più castighi, la facoltà ad ogn'uno di prender vendetta anche col ferro.

11 Secreto così inviolabile, che ne pure possa aversi dirritto qualunque Podestà Publica sia del Principato,sia del Sacerdozio. Queste avendo tutto il merito di essere distrutte, e ragione avere, non potendo alla propria diffesa, perciò a maggiore cautela sia sano, e saldo consiglio marchiare con quel detto. Nihil contra Principem. Nihil contra Religionem. Nihil contra bonos mores.

12 E perché questo gran Secreto egli è importantissimo, perciò richiede, e ragion vuole, che nella quinta Loggia, che è degl'Architetti altro non si scuopre se non che di doversi dirriggere il refacimento del Tempio dirocato di Momone; a tutte le altre Loggie più basse altro poi non si faccia intendere, se non che esser questa una Società di Persone, che devono reciprocamente avere l'un l'altro una scambievole Carità, ed un socorso vicendevole per qualunque bisogno possa occorrere. Questo sarà il fine per chi voglia aggregarsi a questa nuova società di Liberi Muratori. "

(tratto da "Rivista Massonica" -N. 8 ottobre 1977 - Ed. Erasmo)