CONOSCI TE STESSO
di Guglielmo Marziano
E' notte, mi tiene compagnia la tenue luce di una candela; la fiammella proietta sulla parete strane ombre; impercettibili movimenti dell'aria cambiano continuamente la visione; lo spettacolo facilita il ricordo e riscopro un tempo totalmente diverso all'attuale.......
Vedo il sole, ascolto le grida di quando ero fanciullo, riconosco delle voci e mi abbandono in questo scenario fantastico................ ma è solo un attimo.
Lo sguardo cade, quasi inavvertitamente, su uno specchio e la scarsa luce della candela riflette l'immagine di un volto, il mio; è una visione particolare, quasi non mi riconosco, forse per l'angolazione; mi alzo, mi avvicino, osservo con attenzione i tratti della mia persona stanca, con curiosità decido di esaminarmi; certo non ho più i tratti di un ventenne, ma l'occhio è ancora vivo, mi piace; vedo nel mio occhio una luce che arde, propria di chi nella vita è sempre pronto a conoscere, ad osservare il particolare.
Qualcosa sfugge nella tenue luce ed allora decido di avvicinare la candela; sarà forse il desiderio di sfidare la mia immagine che mi porta ad ergermi antagonista del volto riflesso; certamente è il mio viso, ma, forse per alcune lacrime che cominciano a rigarmi le guance, il contorno assume un tratto leggermente diverso, un pò più lungo o forse un pò più corto, non lo so dire; ho distolto per una frazione lo sguardo dagli occhi ed ora che li riguardo provo quasi paura; hanno assunto una espressione mai vista prima; uno sguardo duro e fisso, degli occhi magnetici che un miope non può mai possedere; sono quelli di chi è abituato a guardare gli altri con alterigia e superiorità; anche la bocca è cambiata; è leggermente increspata ed esprime un sorriso che coinvolge anche un tratto degli zigomi; il volto tutto sembra esprimere un riso represso all'inverosimile;
avrei voglia di abbassare lo sguardo, ma continuo a guardare..........ora non ho più paura.
Chi sto guardando è pur sempre una mia immagine, forse di una decina di anni maggiore, e come me, ne sono certo, prova un indicibile desiderio di misurarsi con il volto che vede riflesso in un proprio specchio; non sarò certo io ad abbassare lo sguardo; mi tocco il volto, sono sudato ma i tratti del viso sono distesi; è una lotta dura che affronto senza tentennare; gli occhi non lacrimano più e mi sento leggero come mai mi era successo prima; sono stranamente attratto dallo specchio, quasi come se la mia persona potesse, in qualsiasi momento, attraversarlo.
Non ho dubbi quel volto che vedo nello specchio è il mio, forse su un piano diverso, forse in una dimensione diversa, o forse, come lessi tanto tempo fà ciò che vedo riflessa è l'immagine del mio Guardiano, del mio se; questa impressione diventa una certezza nel momento in cui nel pensarlo la mia immagine sorride in un modo che non so definire, tipico di una persona che vede indovinato da altri il proprio recondito pensiero.
Accendo la luce, spengo la candela e mi siedo; è stata una esperienza molto forte, forse perchè quanto mi è accaduto non era voluto, ma nello stesso tempo credo di avere dimostrato un aspetto del carattere che va al di là della normale conoscenza di esso; già, è strano come determinate esperienze o circostanze permettano un approfondimento della conoscenza del proprio sè; aspetti del carattere, sopiti nel proprio intimo, in un attimo si manifestano, insospettabili e sconosciuti; questo pensiero mi porta a considerare tutta la mia vita, le mie credenze, i miei comportamenti nei confronti della famiglia, dei fratelli, degli amici e del mondo profano, ed ancora nei confronti della natura e di Dio.....
Se oggi - come una volta facevano gli antichi egizi - si potesse pesare il mio cuore sarei certamente condannato ad un lungo periodo di meditazione in purgatorio ( o forse in un limbo ? ) anche se nel computo finale credo di avere seminato più bene che male; sarei mandato in purgatorio perchè a ben pensarci le mie azioni sono state " normali ", simili a quelle di tante altre persone e questo è da considerare come peccato per chi come me appartiene ad una Istituzione il cui fine principale è il miglioramento delluomo; Istituzione che mette a disposizione dei propri adepti frammenti di sapienza antica di cui il Massone si deve impossessare e fare propri e portarli poi fuori dalle Officine; ma molte volte - come è strano l'uomo - crediamo di pre-possedere determinati requisiti o crediamo di essere capaci di compiere determinate azioni perchè è nella natura umana il sopravvalutarsi ed invece spesso siamo totalmente incapaci di cominciare il viaggio iniziatico, fermandoci ad una conoscenza scolastica ed improduttiva; a volte addirittura affermiamo che massoni si nasce, come se alcuni mortali fossero privilegiati per nascita, rispetto alla moltitudine, da una qualifica di cui può fregiarsi esclusivamente colui che ha compreso che l'affratellamento universale è l' unico sistema che abbia l'uomo per progredire; che nutrire sentimenti di uguaglianza e amare e pretendere per se stesso e per tutti la libertà, quale bene maggiore e primario, è il mezzo per riacquisire quella coscienza superiore che nel corso dei millenni l'uomo ha perduto; che è attraverso la carità e la disponibilità che ci si avvicina a Dio e che nel rispetto della terra e degli animali che si afferma l'armonia del creato.
Quello del Massone è un lavoro particolare che coinvolge l'individuo in maniera totale; esso è nello stesso tempo soggetto pensante e oggetto di lavoro; il Massone lavora su se stesso come pietra grezza da affinare sempre più, privo di modelli ma armato di un metodo.
Il metodo si impara con l'assidua frequenza ai lavori di Loggia e con l'osservanza delle regole proprie della religione naturale; i modelli non servono perchè il lavoro del Massone deve essere una intima evoluzione, continua e senza fine.
Non credo di sbagliare quando affermo che nel proprio lavoro il Massone è privo di modelli, essi sono inutili e, nel momento in cui egli ne sceglie uno, si allontana dai fini dell' Istituzione perchè non riuscirebbe mai intimamente a migliorarsi; anche scegliere come modello un proprio fratello è sbagliato; il Massone - come uomo - è un essere perfettibile, non perfetto, scegliere un simile modello sarebbe veramente un grave errore, porterebbe a considerare quel fratello come l' Istituzione tutta ed i suoi eventuali errori sarebbero gli errori dell' Istituzione; ed ancora nel proprio lavoro il Massone deve essere determinato; non deve scoraggiarsi per le difficoltà che incontra sul proprio cammino, nè si deve fare condizionare dalle difficoltà di altri fratelli, nè tanto meno deve ergersi a giudice e collegare gli eventuali errori di un proprio fratello con un vizio di fondo dell' Istituzione.
Ed ancora il Massone deve parlare poco, deve ponderare e più volte esaminare l'oggetto del discutere, deve tenere a freno il proprio pensiero che esprimendosi lo porterebbe a riferire le esperienze di tutta una vita; deve perciò esprimere una coscienza che sia universale e non particolare come spesso succede.
Quando un Massone parla deve sapere porgere il proprio pensiero, mai parlare per raccogliere consensi o usare tematiche o termini esclusivamente per fare piacere a qualche "importante" fratello.
Non è un lavoro facile quello del Massone, deve combattere contro il proprio sè, mettere in discussione i propri studi, la propria cultura le proprie azioni e infine liberarsi di tutte quelle scorie materiali accumulate nel corso della propria esistenza, rigettare la prima impressione che fa ritenere come già possedute tutte quelle doti che un iniziato, per essere definito tale, deve realmente possedere ed infine deve creare in sè quella forza che lo conduca alla soglia del Tempio ideale, quel Tempio sulla cui porta vi è scritto
CONOSCI TE STESSO