LA
CADUTA DEGLI ANGELI
![]() |
di
Giuseppe M. S. Ierace
Zosimo
di Panopoli, l'alchimista greco vissuto ad Alessandria tra la fine del III
secolo e l'inizio del IV, riporta una versione abbastanza originale del mito più
autorevole forse della letteratura ebraica post~ biblica, e diffuso sia nei
testi apocalittici, in quelli della Merkavà, dei Bogomili e nel Midrash, come
presso la comunità di Qumran, sia nella teologia gnostica, manichea ed
ermetica.
Si
tratta dell'episodio della "caduta degli angeli" cabbalisticamente
rivisitato in una piuttosto vasta gamma di espressioni differenti.
Per
Zosimo, un innominato angelo, abitatore del primo firmamento, si innamora della
profetessa Iside, la quale, per concedere
le sue grazie, pretende lo svelamento del segreto della preparazione
dell'oro e dell'argento. Ma un angelo del primo firmamento non poteva essere in
grado di esaudirla e pertanto l'innominato le propone di contattare, al suo
posto, un angelo appartenente ai cieli
superiori, chiamato Amnael, possessore quest'ultimo, oltre che del segreto,
anche di un misterioso segno particolare sul capo.
Nella
versione primitiva, e più conosciuta di questo mito, si ricorda che degli
angeli sono presi dal desiderio di accoppiarsi con le "figlie
dell'uomo". La tradizione ebraica riconosce persino i nomi di qualcuna di
queste coppie ibridamente formatesi tra donne ed entità celesti : Shamhezai (o
Uza) ed Azael.Mentre Zosimo non nomina affatto il primo angelo ,quello del primo
firmamento, il quale fungerebbe praticamente da tramite con l'angelo dei cieli
superiori; però attribuisce alla protagonista femminile, sia pur presentandola
come profetessa, l'appellativo di una nota divinità egizia.
Per
quanto riguarda l'angelo del secondo firmamento, il nome di Amnael ricorda
quello di Aminel, riportato dal "Sefer Ha‑Razim". Tra i Falasha
esiste anche la forma Amanel. Ma sostanzialmente l'attributo di Amnael ricorre
frequentemente nel formulario della magia copia, e non sarebbe altro che un
adattamento giudaico, magari corrotto,del nome di un'altra altrettanto famosa
divinità degli antichi egizi, Ammon,da cui l'Amen conservato dai cristiani.
La
pronuncia del nome teoforico, più diffuso nel periodo ellenistico tal quale
Ammon, si era trasformata già in precedenza, soprattutto nelle fonti giudaiche antiche,nel termine Amen utilizzato come risposta
di conferma ad una benedizione e, successivamente, dai cristiani identificato
persino come uno dei nomi dello stesso Messia Gesù.
|
"La Caduta degli Angeli Ribelli" - Pieter Brughel il Vecchio - 1525 - Museo di Bruxelles |
In un
altro trattato di magia sincretica, contaminato sia da contributi giudaici sia
da elementi ellenistici,
ricordato con il titolo di "Sacro
Libro nascosto di Mosè", oppure come "Il Santo" ovvero
I"'Ottavo", si parla appunto di otto guardie di scorta al Signore
della Vita, di cui le due ultime prendono i nomi di Amoun ed Amaun.
Dalla
fine del XV secolo in poi, la definizione biblica "Ammon di No", nei
testi cabbalistici si sovrappone all'attributo di "capo dei demoni che
presiede all'arte egizia della magia.
Tacito,
nelle "Historiae"V,4) forse però interpretando un aspetto del rituale
ebraico quale parodia del culto egizio, induce a supporre un'antichità maggiore
di questa concezione demonica del Dio dalla testa di ariete.
"Perchè
in futuro il popolo restasse legato a lui, Mosè introdusse nuovi riti, opposti
a quelli degli altri uomini. Colà sono empie tutte le cose che presso di noi
sono sacre,ed in compenso è lecito presso di loro ciò che per noi è
sacrilego. L'effigie dell'animale, su indicazione del quale avevano posto
termine allo smarrimento ed alla sete, consacrarono in un santuario, dopo aver
sacrificato un ariete, quasi in dispregio di Ammone. Viene da essi immolato
anche un bue, perchè gli egiziani venerano Api."
Da una certa fonte, quindi, Tacito doveva aver appreso dell'accusa di onolatria (adorazione dell'asino), confermata pure da Apione, Diodoro Siculo e Plutarco, ed in seguito lanciata anche contro i cristiani. L'immolare buoi, Poi, era dunque un altro atto di dispregio contro gli egiziani, i quali erano soliti divinizzare gli animali dagli utili servigi e quelli dalle qualità peculiari, come forza, fedeltà o destrezza, oppure per propiziarsi , qualora minacciati, quelli ritenuti pericolosi. Il bue Api procedeva direttamente da Osiride e da Phtah, doveva essere nero, con una macchia bianca in fronte e l'immagine di uno scarabeo sacro sulla lingua. In appendice, aggiunge altre approssimative supposizioni. "Si dice che abbiano scelto per il riposo il settimo giorno, perchè questo segnò il termine delle loro pene. In seguito, lusingati dalla dolcezza del non far nulla, dedicarono all'ozio anche un intero anno ogni sette." E quì il riferimento viene rivolto all'anno sabbatico, durante il quale il Pentateuco vietava ogni specie di lavoro agricolo. "Alcuni credono che ciò si faccia in onore di Saturno, sia perchè essi hanno ricevuto i fondamenti del culto dagli Idei, che sappiamo essere stati scacciati insieme con Saturno ed aver dato origine alla popolazione giudaica", ed in questo caso la confusione proviene molto probabilmente dall'assonanza tra i nomi Ida e Iudaei.
Analogamente
dei serpenti in opposizione tra loro, carnalmente congiunti , appaiono nel sogno
di Hayyim Vital,
ricordato nel "Sefer
ha‑hesiyonot",
influenzato dalle reminiscenze leggendarie relative a Yosef
della Reina, il quale,a sua volta,avrebbe voluto indurre l'avvento
della redenzione proprio grazie a quest'espediente di “legatura"
dei due rettili divini. Ciò risponde ad un postulato molto meno divulgato dell'esoterismo
ebraico, indirizzato al riconoscimento dell'importanza della polarità
sessuale anche in ambito divino. Molti mistici ebrei hanno sottolineato
l'assoluto bisogno di questa centralità suddivisa in maschile e femminile,
all'interno del macrocosmo, o meglio dell'intero universo. A partire dal
Talmud si rammenta come l'ogni cosa che Dio ha creato, l'ha creata maschio e femmina,
ma è soprattutto nella letteratura gnostica che si ribadisce questo
particolare concetto con il singolare riscontro di vere e proprie entità
ipostatiche composte in forma oppositiva.
In una
versione del racconto biblico
relativo alla vicenda del "Paradiso terrestre”,
intitolata "Apocalisse
di Adamo",
il dio Arconte degli Eoni e delle Forze, adirato, “ci divise e noi
divenimmo due eoni, e così
la Gloria che era nel nostro cuore abbandonò me e tua madre Eva”.
L’”Apocalissi di Adamo" ci riconduce esplicitamente al tema
filosofico esposto da Platone nel “Sirriposio”,
dove viene descritta esemplarmente
la stessa immagine della collera di Zeus,che procura la scissione dell'uomo primordiale in
due componenti complementari , eppure in contrasto.
Anche
nello "Zohar" si afferma come, all'inizio
dei tempi, il processo di emanazione non avrebbe avuto alcuna
possibilità di procedere senza quell'opportuno raggiungimento dell'equilibrio,
necessario nel mondo divino, tra assolute potenze in opposizione.
Un
maestro hassidico del XVIII secolo, R. Avraharn Yehoshua' Heschel, meglio
conosciuto forse come il "Rabbi
di Apra", nel suo
"Sefer Ohev Yisra'el”
(Libro dell'amante di Israele), sostiene che ,(tutto nel mondo possiede
necessariamente aspetti maschili e femminili. Questo è particolarmente vero
per l'adoratore di dio, che deve possedere gli aspetti del maschio e della
femmina ... cioè quello dell'emanatore e quello del ricevente. L’aspetto
del maschio significa,per esempio, che l'entità che sempre emana, grazie
alla sua santità ed al suo grande attaccamento ed alla purezza del pensiero,
emana un piacere spirituale che raggiunge le luci, i mondi e gli attributi superni.
Ma egli ha anche un aspetto femminile, quello cioè che funge da
ricevente e porta ai mondi inferiori l'influsso derivante dai mondi superni ed a
tutti i membri della comunità di Israele tutto quanto loro necessita ed ogni
sorta di grazia, come figli, vita e sostentamento, guarigione, ecc. L’aspetto
maschile ha un influsso sull'alto e quest'influsso si fa seme e diventa
un aspetto del maschio per la femmina ... e l'aspetto femminile del Giusto (Saddiq)
è la sua capacità di ricevere l'influsso superno e di portare dall'alto
al basso ogni sorta di cose buone e di beni materiali."
All'interno
della psiche umana alla stessa stregua di come successivamente si è espresso
Jung nella psicologia analitica, con la terminologia antitetica di
"anima" e “animus",
esisterebbero, pure secondo il pensiero cabbalistico, proprio per il
saddiq hassidico, degli stati mistici in grado di proporsi in un doppio rapporto
di interrelazione con la divinità, ed in entrambe le direzioni e le polarità.
L’importanza
di questa "differenza"
di polarità e conseguentemente dell'equilibrio fra i diversi aspetti sessuali,
proiettati dal genere umano ai piani superiori dell'essere, è stato più volte
argomento d'indagine da parte di Arturo Schwarz, e recentemente riproposta nel
suo ultimo libro su "Cabbalà e Alchimia" ("Saggio sugli
archetipi comuni”,
Giuntina,
Firenze, 1999).
Per
Eusebio di Cesarea, a capo dei demoni era invece la coppia sessuale Serapide
ed Ecate. Serapide perchè veniva spesso identificato con Ammon, mentre
Ecate aveva come animale familiare proprio il serpente.
Nel
"Sefer
ha‑meshiv",
Ammon di No viene raffigurato alla destra di Samael con un arco teso
nella man diritta e l'abominio, ovvero la croce, nella mancina. Altrove, nella
destra impugna una lancia, ma è accompagnato da due altre divinità: per lo più
Mout e Khons. Anche nei racconti di sogni "in forma di diario",
raccolti da Tolomeo Sotero nel Serapeion di Menfi,
il dio Ammon appariva a richiesta assieme ad altre due divinità. Ed alla
stessa stregua, nel "Libro dell’Angelo che
risponde" ben tre incantesimi sono diretti ad evocare in sogno il medesimo
Ammon di No. Del resto, l'incubazione è sempre risultata essere la principale
tecnica di divinazione, essendo sufficiente, secondo questa procedura,
addormentarsi accanto alla colonna di Ammon Ra, o ppure all'interno del tempio
della divinità prescelta.
Un’altra
versione del mito ebraico sugli angeli caduti
si ritrova nel "Yalqut
Shim'oni”.
Una
vergine di nome Istahar sfugge alle pressanti richieste carnali di un angelo
caduto di nome Shanhezai, proprio grazie al potere del Tetragramma, che lui
stesso le aveva rivelato.
In
questo caso, Istahar sembra essere più un , abbastanza lieve, corruzione
di Ishtar (Astarte), piuttosto che un'espressione sincretica di contaminazione
tra Ishtar, dea dell'amore, e Iside, dea madre.
Il
"Papiro Magico di Torino”
riferisce che il nome nascosto di Ra venne rivelato a Iside, la quale divenne cosi una grande maga. Per la
tradizione giudaica, lo "splendido segreto" venne invece rivelato alla
profetessa Maria l'Ebrea,
fondatrice dell'Alchimia.
In base all'identificazione di Ra con Ammon, quello che per gli egizi è costituito dalla rivelazione del nome occulto di Dio, per gli ambienti cabbalistici diventa la comunicazione del Tetragramma, e per Zosimo è lo svelemento del segno particolare posto sulla testa di Amnael. Ed infatti, nella realtà rituale giudaica , sulla fronte, il sommo sacerdote indossava il Tetragramma, proprio quale nome segreto di Dio.
|
|
(da Sixtrum - Anno 2001 - Numero Due - "Equinozio d'Autunno")